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A body-work approach to trauma

 

Bodywork in Sud Africa
Trauma, stupro, violenza e guargione delle ferite
Beverly Wilkinson

Riportiamo una lettera di Beverly Wilkinson che troviamo molto bella ed istruttiva. Noi siamo convinti che il bodywork e le terapie esperienziali siano i migliori approcci verso le esperienze traumatiche, anche profonde. Alcuni temono la potenza di queste tecniche e la "perdita di confini" che possono provocare, ma procedendo con la dovuta accortezza e gradualita' si hanno risultati estremamente positivi. Sono questi stessi risultati ottenuti sul campo che parlano da soli. Segnaliamo a complemento un articolo di Beverly sulla riduzione dei postumi di eventi traumatici con il bodywork ed il libro di Peter Levine Waking the Tiger.
tigre

Guardando indietro ai miei nove anni di pratica professionale a tempo pieno, sono stupita del modo in cui sono partita seguendo semplicemente il  graduale processo del bodywork. Mi ci volle ancora  un altro anno prima che mi sentissi abbastanza sicura da cominciare ad introdurre veramente un lavoro di gestalt ed un serio lavoro di rilascio emozionale. Ero convinta che il “pubblico” sudafricano non fosse pronto per questo. Naturalmente mi sbagliavo. Più introducevo il lavoro sulle emozioni, più la mia pratica aumentava notevolmente. Vivo in un paese crivellato dalla violenza, dagli stupri, dai furti e con una tradizione di tortura all’interno delle prigioni,  per tacere dei “normali” traumi emotivi del crescere, del divorzio, delle sciagure finanziarie ecc. Nei quattro anni trascorsi di Pi training, i membri del nostro gruppo hanno personalmente sperimentato la rapina di un amico e la sua morte, il divorzio, un incidente stradale dei genitori e la morte del padre, la gravidanza, la nascita, la rapina del consorte, le minacce, il matrimonio, lo stupro, l’aggressione, il cambiare casa e lavoro, la rottura di relazioni e la rapina di nuovo. Quasi un bilancio della nostra società.. Ho cominciato ad attirare sempre più casi “gravi”. C’erano molti casi in cui proprio “non sapevo cosa fare” e sono stata molto riconoscente al modo in cui mi è stato insegnato a rimanere presente, lavorare con ciò che il mio cliente mi portava e mantenere uno spazio sicuro in cui esplorarlo insieme. Il mio eterno bisogno è di rendere ‘gli altri’ più forti così che io possa permettere al mio lato più debole di emergere. Riconosco come ho copiato la strategia di mia madre. Combatto ancora per distruggere questo schema, ma sono molto migliorata.

I mio caso peggiore, il peggiore di tutti, fu una donna che arrivò alla sua prima seduta alle 14.00 di venerdì ed uscì infine la domenica mattina. Rimasi con lei, dall’inizio alla fine, venerdì notte, sabato, sabato notte fino a domenica mattina. Non avevo nessun presentimento di ciò che sarebbe successo. Non mi raccontò direttamente la sua storia. Aveva paura che non le avrei creduto o che non avrei voluto aiutarla. Era un’infermiera. Un po’ di anni prima stava guidando per tornare a casa dopo il turno di notte e si fermò in un’area boscosa, di fronte a quello che sembrava essere un incidente motociclistico. Un uomo giaceva sulla strada accanto ad una moto. Era una messinscena. Subì uno stupro di gruppo e fu torturata nel bosco per otto ore e alla fine fu abbandonata, data per morta. Sopravvisse, ma viveva di morfina a causa del dolore. Alcune sue articolazioni erano state slogate. Quando cominciai a lavorare con il suo respiro, cadde in uno stato catatonico e scivolò dentro e fuori dallo stato di piena coscienza per le successive  24 ore, mentre riviveva quel fatidico giorno. Alcuni momenti tratteggiando violente immagini di quello attraverso cui era passata. Lavorai con lei i successivi sei mesi e lentamente potè rimanere presente mentre la toccavo. Per lei questo era abbastanza. Aveva appena cominciato una relazione lesbica e adesso era capace di accettare il contatto fisico all’interno della sicurezza di questa relazione. Fu un massiccio incremento nel mio apprendimento. Mi confrontai con alcune delle mie più profonde paure di inadeguatezza, rabbia di fronte a tali violenze, gratitudine che non fosse successo a me. Nei fatti, fu questa donna che insistè ed insistè perché cominciassi dei training di PI in Sud Africa. Credeva in me e nel lavoro che svolgevo. Scrissi un proposta a Jack Painter nel maggio del 1998. Un giorno di settembre lei entrò nel mio ufficio, prese il telefono e disse: “Chiama jack, ora!”. Lo feci e il resto è storia.
Un  trucco molto utile che ho sviluppato per i traumi è di incoraggiare il corpo a chiudere il suo circolo di adrenalina stimolando le ghiandole salivari dei miei clienti ed insegnando loro a succhiare un grosso bottone prima dei pasti per far fluire il liquido dalle loro ghiandole salivari. Spesso i giorni o le settimane che seguono il trauma sono accompagnati da una bocca molto secca, segno che il corpo è ancora in pieno stato di allerta adrenalinico. Questo significa che tutti i carboidrati che il cliente ingerisce, non saranno metabolizzati dal momento che non verranno mescolati alla saliva in un miscuglio alcalino prima di entrare nello stomaco. Questo prolunga il periodo di perturbazione dei livelli di glucosio dopo il trauma e spesso si risolve in una malattia secondaria.




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