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Questo articolo:
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|
INTEGRAZIONE
POSTURALE
Trasformazione dell'Intero Se'
Jack W. Painter, Ph. D.
english version
Apparentemente
molti di noi
vogliono
cambiare, vogliono essere più rilassati, più
vivi. Ma qui
risiede il
problema basilare della trasformazione umana. Sebbene diciamo di volere
un tipo di vita diversa e magari siamo anche coinvolti in molti
progetti per migliorare noi stessi, c'è una parte di noi che
ostinatamente resiste ad ogni ridirezione basilare delle nostre vite.
Questa parte di noi, che rifiuta di lasciarsi andare, è la
nostra
corazza. La chiamiamo corazza perché è
quell'aspetto di
noi che, avendo
paura di possibile dolore e confusione, indurisce e insensibilizza i
nostri corpi e mantiene le nostre sensazioni ed i nostri pensieri sotto
attento controllo
La nostra
corazza sono tutte quelle posture ben sviluppate per fronteggiare la
vita: collo rigido, pancia tirata in dentro, vita molle. Tutti quei
sentimenti tenuti a bada: tristezza coperta, rabbia trattenuta, paura
paralizzante. La corazza è tutte quelle credenze spesso
tacite
ma che
ci controllano: se ci provo, avrò successo; se sono cortese
con
te, tu
dovresti essere cortese con me. Riflettete sul vostro stesso
comportamento. Notate i piccoli trucchi per superare la giornata; come
vi mettete in avvio la mattina, come vi tenete su evitando di indulgere
in pensieri negativi, come mettete in mostra il vostro lato migliore
quando volete fare una buona impressione sulla gente. Gran parte di
questo tipo di comportamento diventa come una seconda natura per noi,
messa in moto inconsciamente e funziona bene per noi fino al punto che
rimane in grado di proteggerci dal dolore e dalla confusione. Comunque,
queste abitudini sono anche un limite per noi e prima o poi, formano
una struttura rigida che va ad inibire la nostra
spontaneità.
Una delle
principali difficoltà insite nel cambiare noi stessi risiede
nel
fatto
che la nostra corazza è in larga parte inconscia, ma
mantiene il
suo
controllo anche quando tentiamo di modificare noi stessi o parte di noi
stessi. Ogni volta che tentiamo di cambiare la nostra vita, ci serviamo
in effetti di posture ed atteggiamenti, per fronteggiare i nostri
problemi, già sviluppati e inconsci. Per esempio, se arcuate
eccessivamente le vertebre lombari, creando severi dolori alla schiena,
può darsi che cerchiate sollievo facendo esercizi yoga.
Magari
vi
concentrate su esercizi che sono i più facili da eseguire e
che
momentaneamente danno una buona sensazione, come ad esempio arcuare la
schiena ancora di più nella posizione del pesce o del cobra.
Alla lunga
queste posture semplicemente aumenteranno lo sbilanciamento del corpo e
creeranno più dolore. In questo caso un atteggiamento
inconscio
ci
guida nel cercare sollievo, ma in una maniera che rinforza la vecchia
posizione del corpo. Anche se siete molto disciplinati e lavorate con
posizioni yoga che raddrizzano la schiena, attraverso l'atteggiamento
che vi portate addosso in tutto il corpo, semplicemente trasferirete la
tensione e lo sbilanciamento ad un'altra parte del corpo. Nel
raddrizzare la schiena, magari incurvate le spalle e ipercontrarrete i
muscoli del petto.
Prendiamo un
altro esempio. Se siete molto duri all'esterno del corpo, tenderete a
cercare massaggi rilassanti molto profondi. Potrete, attraverso
manipolazioni frequenti e complete dei vostri tessuti esterni,
cominciare a rilassarvi, ma rilassarvi all'esterno. Molta di questa
tensione esterna a si sposterà negli strati più
profondi
dei muscoli e
dei tessuti. Vi ritroverete ancora con una corazzatura restrittiva, con
la differenza che ora è diventata interna, si è
internalizzata. Le
tensioni del corpo chiaramente sono inseparabili le une dalle altre e
fanno parte delle nostre posture ed abitudini generali. Un lavoro su
qualsiasi parte del corpo che non liberi anche l'intera struttura,
l'atteggiamento abituale che è dietro alla nostra postura,
non
rappresenta una trasformazione ma semplicemente un riarrangiamento dei
nostri problemi. Ma a come possiamo intervenire efficacemente sulle
nostre abitudini basilari, sulla nostra struttura sottostante? Potremmo
essere tentati di considerare i nostri atteggiamenti emotivi e mentali
fondamentali come la chiave per cambiare noi stessi, ma anche quando
andiamo più in profondità ed affrontiamo le
emozioni ed i
pensieri
connessi ai nostri dolori fisici ed ai nostri equilibri, ci imbattiamo
di nuovo in un sottile evadere. Ogni volta che dico di essere
intenzionato ad esplorare ogni parte del mio corpo e ad affrontare i
miei pensieri ed i miei sentimenti, può darsi che stia
usando
una parte
inconscia della mia corazza. Qui può nascondersi un
messaggio
implicito: "Sto provando, ma niente funziona mai per me." Un messaggio
che sta influenzando e manipolando il mio corpo e la mia mente anche
quando io penso che sto liberando entrambi. In tutto il nostro
comportamento intenzionale vi sono degli atteggiamenti fondamentali
inconsci, sviluppati insieme alla postura fisica e che governano i
nostri sforzi bene intenzionati di migliorare la nostra vita.
Chiederete a questo punto: che genere di approccio, che genere di
processo, può aiutarci contro queste difese inconsce e
profondamente
radicate? Io ho trovato nel mio lavoro su me stesso e su altri che
ciò
di cui abbiamo bisogno è un modo di intervenire sull'intero
sé,
sull'unità di ogni parte del corpo, l'esterno unito
all'interno,
l'unità del corpo con la mente. Mentre cambiamo vecchie e
rigide
posture corporee, contemporaneamente, abbiamo bisogno di cambiare i
sentimenti rigidi e i processi di pensiero rigidi che le accompagnano;
o anche, se liberiamo emozioni ed idee bloccate, abbiamo bisogno di
liberare simultaneamente i muscoli ed i tessuti per permettere nuovi e
più flessibili movimenti.
Voglio
condividere con voi un metodo che ho sviluppato in trent'anni di
esperienza di lavoro e insegnamento. E' un tipo di "lavoro corporeo,"
vale a dire un metodo che interviene direttamente sui muscoli, sulle
posizioni, le posture e i movimenti del corpo che non considera
esclusivamente gli aspetti fisici del sé ma che è
anche
lavoro diretto
sulle attitudini emozionali e mentali espresse da queste
attività
fisiche. Questo metodo o processo si chiama "Postural Integration." Se
non conoscete la Postural Integration (Integrazione Posturale) in
quanto metodo di trasformazione dell'intero sé, potrete
sorprendervi se
vi capita di assistere ad una seduta. Incontrerete l'integratore
posturale chino su di una persona, che interviene con le mani, le dita
o i gomiti, mentre la persona fa suoni, si lamenta o addirittura urla e
tira calci. Vi potrà capitare di vedere l'integratore
posturale
che
lavora molto dolcemente: culla, sorregge, e massaggia la persona
incoraggiandola a respirare profondamente o anche ad entrare in un
dialogo che chiarifica sentimenti ed idee. Che senso potrete ricavare
da questo? Può sembrare che si tratti di un culto o di un
rituale. Ma
se riconosciamo che resistiamo al cambiamento sia corporeo che mentale,
possiamo iniziare a comprendere il bisogno di strategie diversificate
per trasformare entrambi gli aspetti. L'Integrazione Posturale
è
un
lavoro corporeo in cui l'integratore usa dita, nocche, e gomiti per
agganciare, ruotare e spostare strati di tessuto e riorganizzare il
sistema muscolare. Questo procedimento non è lavoro corporeo
nel
senso
restrittivo, che il corpo viene trattato separatamente dall'emozione
dalla mente, ma è corporeo nel senso che il corpo
è la
forma tangibile
immediatamente accessibile del corpo e della mente. Il potere
straordinario dell'Integrazione Posturale risiede nella
volontà
del
cliente e dell'integratore di lavorare su diversi livelli nello stesso
momento. Mentre incontro il corpo con le mani ed allento le tensioni
muscolari profonde, guardo il cliente negli occhi. Mentre applico
pressione con le mani, chiedo alla persona di condividere con me
attraverso suoni, movimenti e parole ciò che sta avvenendo,
ciò che
sente, percepisce e pensa. Mediante il mantenimento di questo contatto,
di questo aperto condividere, l'integratore può mantenere la
flessibilità necessaria, variare l'enfasi nel lavoro per
incontrare i
cambiamenti nelle richieste della persona nella sua interezza.
L'integratore ed il cliente insieme, a volte lavorano col tessuto, a
volte con parole, altre con suoni, continuamente riconoscendo
l'unità
fisica, emozionale e cognitiva del procedimento.
Si
potrebbe obiettare comunque che un cambiamento fondamentale del
sé deve
implicare più di un condividere momentaneo come questo,
indipendentemente da quanto unificato fisicamente ed emozionalmente
sia. In realtà l'Integrazione Posturale non è un
semplice
sollievo
momentaneo, è un processo sistematico per
confrontarsi con
l'intero
Se' guidato passo dopo passo dall'operatore allo scopo di riscoprire la
nostra interezza, salute, flessibilita' e spontaneita'. Gli operatori
ed i trainers di Integrazione Posturale hanno scoperto in molti anni di
esperienza, osservazione e condivisione che nel processo di riunificare
il proprio Se' è particolarmente importante: 1) lavorare con
i
diversi
strati del corpo-mente, le strutture ed emozioni esterne tanto quanto
quelle interne; 2) regolare e bilanciare il nostro livello di energia,
in modo da non essere presi da modelli quali essere deboli e denutriti
oppure esplosivi e ipereccitati; 3) assimilare e comprendere i
cambiamenti di cui abbiamo esperienza, realizzando che possiamo
accettare i nostri vecchi se' ed al tempo stesso essere disponibili a
nuove esperienze.
Rilasciare
l'interno e l'esterno
Il nostro
sviluppo
è una storia di
risposte apprese, molte delle quali noi trasformiamo in abitudini
rigide per proteggerci verso il dolore, ma che impediscono anche la
nostra completezza e spontaneità. Le prime abitudini nate
nella
vita,
formano il nucleo della resistenza. Durante il trauma che esperienziamo
al momento della concezione, mentre ci muoviamo lungo le tube di
falloppio, e quando ci impiantiamo e siamo in gestazione nell'utero,
già stiamo formando configurazioni per proteggerci,
chiudendoci.
Noi
rinforziamo questo nucleo protettivo ulteriormente ché
dobbiamo
affrontare lo shock della nascita, e poi nei conflitti delle fasi
orale, anale, e genitale del nostro sviluppo infantile.
Entro l'età di tre, quattro anni, abbiamo già
quasi
completamente
sviluppato le nostre posture caratteristiche, i nostri modi di evitare
il dolore. Il resto della nostra vita è di solito un
rinforzare
questo
nucleo, anni di risposte protettive accumulate in questo modo. Ma noi
rendiamo la nostra corazzatura ancora più complicata creando
più
protezione. Poiché, quantunque il nucleo sia la parte
più
resistente di
noi, è anche la più vulnerabile al dolore
intenso. La
scorza esterna,
la conchiglia, invece ci permette di rischiare di più; se ci
facciamo
male al livello superficiale, restiamo protetti al livello interno. Noi
manteniamo questa divisione basilare tra superficie e nucleo in molte
maniere e forme. Al livello fisico può essere che abbiamo
molto
sviluppati i muscoli più esterni del corpo, quelli che sono
definiti
anatomicamente muscoli estrinseci. Questi sono i potenti muscoli della
locomozione, che determinano i movimenti del correre, del sollevare, e
del lanciare. Può darsi che per esempio abbiamo sviluppato
questi
muscoli esterni notevolmente allo scopo di superare i nostri problemi
attraverso forza e potere puri e semplici, ma nel processo soffochiamo
i nostri muscoli interni, gli intrinseci, che sono quelli che danno
inizio e coordinano il movimento. Questo sbilanciamento, tra una
superficie dura ed un nucleo soffice, nei casi estremi, ci fa essere
muscolarmente nodosi e maldestri. A livello emozionale può
darsi
che
riteniamo che se le nostre vite sono sufficientemente attive
all'esterno, anche la nostra vita interiore sarà
sufficientemente
attiva. Se diveniamo coscienti dell'eccessivo sviluppo dell'esterno di
noi stessi, della dura conchiglia-protettiva che ci siamo creati,
possiamo tentare di ammorbidirla lavorando gradualmente dall'esterno
verso l'interno. Una delle strategie più frequentemente
usate
nel
lavoro corporeo profondo è lavorare appunto dalla conchiglia
procedendo
verso il nucleo. In questo lavoro il corpo viene considerato come una
cipolla con molti strati, ed allo scopo di intervenire e rendere
accessibili gli strati interni, quelli esterni devono essere pelati.
Possiamo comprendere questo approccio al corpo meglio se per un momento
guardiamo la natura e l'arrangiamento del tessuto che viene manipolato.
I muscoli del corpo sono avvolti in buste, fatte di tessuto plastico
chiamato fascia. Questo materiale organizza e guida i nostri muscoli
dando forma ad un sistema fatto di strati di tessuto. All'esterno del
corpo abbiamo uno strato vasto che avvolge totalmente tutto l'esterno e
che come una grande busta della spesa mantiene tutto insieme. Andando
più in profondità troviamo avvolgimenti
individuali per
ciascun
muscolo. ché sviluppiamo schemi di comportamento emozionale
e
fisico
rigidi questo sistema di fascia diviene meno flessibile, restringendo i
nostri movimenti e l'attitudine generale del corpo-mente. La strategia
in questo tipo di lavoro dall'esterno verso l'interno consiste
nell'ammorbidire e riorganizzare quelle parti del sistema fasciale che
sono divenute dure ed incollate, e ciò, dal canto suo,
ridona
mobilità
e bilanciamento ai muscoli tenuti dalla fascia. Questo è
quanto
si
crede normalmente. Fatto è che io ho trovato che, se
cominciamo
a
lavorare all'esterno di noi stessi, poiché crediamo che in
questo modo
possiamo rendere più accessibile il nostro interno,
trascuriamo
il
fatto che la nostra corazzatura sottilmente tende a spostare le sue
difese. La tensione che liberiamo in superficie può darsi
che
semplicemente si sposti verso un luogo più profondo e
più
protetto.
Naturalmente è importante rispettare il ritmo con il quale
una
persona
attraversa ed assimila il cambiamento, e spesso nel mio lavoro mi
concentro sui piani superficiali della fascia e poi gradualmente vado
in profondità. Nonostante ciò ho trovato che
quando una
vera
trasformazione avviene, non è solo l'esterno che
è
cambiato. L'interno
contemporaneamente è sottoposto agli stessi cambiamenti.
Quando comincio a lavorare con strati di tessuto superficiali, coordino
questo lavoro facendo muovere muscoli intrinseci, mediante per esempio,
un gentile basculamento delle pelvi con piccoli movimenti della spina
dorsale. Inoltre quando lavoro sulla muscolatura estrinseca, oltre che
sugli atteggiamenti e i sentimenti esterni, può darsi che
lavori
simultaneamente all'interno della bocca che contiene alcune delle
più
profonde strutture, emozioni e attitudini del corpo. Piuttosto che
vedere il corpo, il corpomente, come una cipolla a molti strati, io lo
vedo come una sorta di massa plastica vibrante, meno viscosa in alcune
parti che in altre, e composta della stessa sostanza che si insinua
dall'esterno all'interno e dall'interno all'esterno. In questo modo,
quando viene toccata a qualsiasi livello o profondità,
istantaneamente
risponde, cambiando forma in tutte le altre parti e dimensioni.
Caricare
e scaricare
Ho spiegato
che
l'Integrazione
Posturale, in quanto lavoro corporeo olistico, è un modo di
alleggerirsi dalle posture rigide, quelle abitudini dimenticate a
metà
emozionali, fisiche e mentali che abbiamo sviluppato per far fronte
agli stress del vivere. D'altro canto essa è anche un
integrazione, un
armonizzazione della nostra struttura, un processo di bilanciamento
della nuova energia e delle nuove libertà scoperte. A questo
punto
possiamo esplorare nuovi movimenti, nuovi sentimenti, e atteggiamenti,
finché anch'essi diventano abituali, e possono essere
rimpiazzati (ma
non abbandonati) dal comportamento spontaneo. Possiamo paragonare
questa attività al caricare e scaricare una batteria.
ché
ci
discipliniamo nelle abitudini, immagazziniamo energia; ché
ci
abbandoniamo ad una nuova esperienza liberiamo quest'energia
immagazzinata. Questo crescere dell'energia, questa scarica e ricarica
è un ciclo continuo e ripetitivo. Se rifiutiamo di caricare
noi
stessi,
diveniamo deboli, alla ricerca di nuova energia. Se rifiutiamo di
scaricarci, diveniamo tesi dall'energia in eccesso trattenuta.
Permettendo al ciclo di carica e scarica di fluire in tutte le
attività
del corpo-mente dona una direzione naturale alle nostre vite. Questo
ciclo di carica e scarica coinvolge sia il vecchio che il nuovo. Io
accetto ed uso le mie abitudini ed i miei atteggiamenti passati, ma
sono libero di essere spontaneo. Ogni movimento, ogni emozione, ogni
idea prende lo spazio e l'energia che gli sono necessari a completarsi,
ma non blocca l'attività del momento successivo. Per
esempio,
mentre
comincio a sentire la mia rabbia, ho bisogno di tempo per permettere
all'irritazione di crescere, perché la mia energia possa
crescere. E
mentre la mia rabbia cresce, ho bisogno di tempo per esprimerla
pienamente per permetterle di scaricarsi. Se il crescere della mia
irritazione, o del culmine della mia rabbia è interrotto,
resto
bloccato nella mia frustrazione. O se continuo ad esprimere la mia
rabbia finché diventa un'ira senza senso, resto bloccato ed
esausto. La
nostra respirazione è la chiave per mantenere un facile
equilibrio tra
la carica e scarica della nostra energia. Se prendiamo troppa aria, noi
aumentiamo la nostra energia senza espandere completamente quella
accumulata. In altre parole se lanciamo fuori il nostro respiro con una
lunga estensione, espirazione contratta, prolunghiamo troppo noi
stessi. Un modo per rilasciare questa corazza è con l'aiuto
dell'integratore, di portare via l'attenzione da questa parte del ciclo
del respiro che lavora più del dovuto e focalizzarsi sulla
parte
trascurata. Se la vostra espirazione è eccessiva, se non
c'è abbastanza
scarica, è importante di ammorbidire rallentare
l'espirazione,
mentre
si sostiene una profonda inalazione, specialmente in quelle aree del
petto, ombelico o la schiena che sono trascurate. Contrariamente,
quando l'inspirazione è troppo grande, puoi spostare
l'attenzione da
una profonda inspirazione ad una larga espirazione. ché ci
liberiamo
delle nostre abitudini, iniziamo a permettere più carica e
più scarica,
ma l'improvviso nuovo movimento della nostra energia può
disorientarci
a meno che non impariamo a permettere alla nostra energia di scorrere
per il suo corso e trovare un nuovo bilanciamento o armonia. Il primo
stadio dell'Integrazione Posturale è la liberazione delle
nostre
strutture rigide; il secondo stadio è l'integrazione,
l'armonizzazione
della nuova energia. Dopo aver liberato i loro blocchi, voglio che i
miei clienti si focalizzino sulle connessioni nella loro vita, per
sentire come possano fluire da un movimento, sentimento o pensiero
all'altro senza dover trattenere vecchie posture ed abitudini. Io
lavoro sulla forma generale del corpo-mente, organizzando i lunghi
piani fasciali ed i fogli di fascia tra i maggiori segmenti corporei.
Le gambe e le cosce ora possono ondulare insieme ai movimenti
respiratori del torso. Il bacino può oscillare naturalmente
in
connessione con la testa. Nello stadio dell'integrazione, quando il
respiro è libero, c'è un bilanciamento tra
l'inalazione e
l'esalazione,
tra la nostra capacità di caricare e scaricare la nostra
energia.
Lavorando con la fascia, io rispetto il ritmo naturale di respiro
dell'individuo, lasciando che la mia pressione segua e si adatti
all'ampiezza dell'inalare e dell'esalare. Con l'Integrazione Posturale
incoraggiamo quello che chiamiamo "respiro spontaneo," ciò
è quel
movimento vibrante, imprevedibile dell'intero apparato respiratorio ed
eventualmente dell'intero corpo, che è essenziale per una
flessibilità
ed equilibro duraturi.
Accettazione
e comprensione
L'Integratore
Posturale
è
estremamente attento al percepire quanta pressione potete tollerare ad
un dato momento. È necessario infatti lavorare al confine
tra un
massaggio rilassante ed un ingresso più profondo e a volte
leggermente
doloroso nel tessuto. Se la pressione è troppo leggera
niente di
nuovo
è evocato; se è troppo profonda o rapida, a la
corazzatura finirà per
rinforzarsi. È necessario che vi confrontiate con la vostra
corazzatura
ma ad un ritmo che gradualmente vi permetta di assimilare ed esplorare
ciò che accade. Infine, comunque, c'è la vostra
intenzione rispetto a
quanto ritenete opportuno essere ricettivi, ed esperienziare quelle
parti del sé che sono state precedentemente rifiutate e rese
inconsce.
Durante tutto questo l'integratore può aiutarvi a
comprendere
passi
importanti che dovete intraprendere nel processo di assimilare e
comprendere questa esperienza. Sia che la corazzatura prenda la forma
di una dura difesa sia di un soffice cuscino, è sviluppata
agli
inizi
come un sistema per evitare dolore e insoddisfazione, ma diventa il
sistema abituale attraverso cui, inconsciamente, rimaniamo attaccati e
fissati al dolore. Avere esperienza di questa corazza significa
liberarci da atteggiamenti e posture del passato, ma ciò in
nessun
senso significa evitare o distruggere le nostre uniche storie
personali. Incontrare la nostra corazza è un processo
preciso
nel quale
ci liberiamo dal nostro passato e nello stesso tempo lo rendiamo parte
di noi. Allo scopo di essere liberi dalla nostra corazza non solo
dobbiamo contattarla e riconoscere il suo ruolo nella nostra vita, ma
anche dobbiamo accettarla e appropriarcene come parte di noi.
Spesso ci rendiamo tanto insensibili che diventiamo totalmente
incoscienti delle nostre difese e, continuamente, ci creiamo un
ambiente in cui non corriamo il rischio di incontrare mai problemi.
Ogni cosa è attentamente resa sicura e senza interesse. La
prima
condizione della trasformazione è sentire e percepire la
nostra
incompletezza, essere frustrati. Durante la fase di liberazione, in
Integrazione Posturale, arriva un punto in cui i clienti iniziano ad
esperienziare questa resistenza al cambiamento. Senza questo primo
passo, nessuna quantità di manipolazione del tessuto, di
respirazione
profonda, di movimento guidato o affermazione spirituale o mentale
può
portare ad una liberazione significativa e definitiva della corazzatura
psicosomatica. Il secondo passo nell'esperienza di liberazione
è
il
riconoscimento o l'accettazione che la frustrazione, questo senso di
incompletezza, è il problema stesso. Fino a che la mamma, il
babbo o la
società servono come capro espiatorio, causa del mio
problema,
io
resterò incollato, bloccato, anche se sono cosciente di
avere un
problema. Ugualmente se è "quel mal di schiena" o "quel mal
di
piedi"
che mi controlla, io non ho ancora accettato e riconosciuto la mia
corazzatura per quello che è, ciò è la
mia difesa
contro me stesso. La
liberazione che io sento nel lasciar andare la mia corazza non
è
un
evento misterioso in cui i miei pesi vengono sollevati da una
misteriosa forza. Mentre l'integratore interviene sul mio corpo,
c'è
bisogno che io abbia la volontà di dire "io sto resistendo."
Con
questo
riconoscimento è possibile che io cominci a sentire la mia
lotta
con me
stesso o cominci semplicemente a notare la mia resistenza. Infine come
ultimo passo nel processo di lasciare andare la mia corazzatura
è
necessario che io mi appropri e dichiari la mia incompletezza, il mio
dolore e la mia insoddisfazione in quanto parte benvenuta ed importante
di me stesso. Ora che sono responsabile nel creare il mio dolore, lo
accetto anche come una parte vitale e di valore per me. Qui
c'è
un
paradosso apparente: il momento che realmente accetto un mio
atteggiamento non voluto, ne divento libero. Per esempio quando accetto
il mio odio per mio padre, l'odio diventa completo, intero, e potente,
e sono pronto per altri sentimenti. Ora che odio mio padre posso anche
pienamente amarlo. Il dolore che emerge dal lavoro profondo sul tessuto
è trasformato; non è più dolore
immaturo ma una
parte riconosciuta ed
accettata di me stesso che non è più
semplicemente
dolore, ma piuttosto
una liberazione da una vecchia ferita. Io mi libero del mio passato
facendolo diventare una parte di me. Durante il processo
dell'Integrazione Posturale, l'integratore ci incoraggia a prendere
contatto completo con ciò che accade, a confrontare noi
stessi,
e ad
appropriarci di ogni parte di noi stessi. In questo modo trasformiamo i
nostri vecchi dolori bloccati in nuove esperienze libere. Sviluppiamo
una coscienza che non tratta i nostri corpi come oggetti da essere
analizzati e manipolati. In molto dei modelli classici occidentali
della coscienza, la coscienza è localizzata in un posto,
'qui',
mentre
l'oggetto è localizzato 'li', e noi tentiamo di ampliare la
nostra
attenzione in condizioni controllate analizzando parti diverse di un
oggetto o di un evento. Secondo questo modo di vedere, io vedo il
dolore nella mia schiena come un problema da essere studiato, in quanto
effetto di cause che spero possano eventualmente essere eliminate e
comprese. Ma questa separazione del dolore da me è il
problema.
Come
già detto, finché tratto il mio dolore come
qualcosa di
estraneo a me,
mi corazzo contro la possibilità di genuinamente esplorare
il
dolore ed
esserne liberato. Sia la visione della coscienza della Gestalt che
quella dello Zen, chiarificano come l'esperienza della liberazione sia
un processo di appropriazione di parti di noi stessi dapprima estranee.
Quando contatto pienamente, accetto, e mi approprio, faccio mia una
parte di me stesso, non sono più semplicemente cosciente di
essa
in
quanto oggetto separato, io divento l'oggetto. Nello Zen, io mi fondo
totalmente con l'oggetto; io sono sia l'osservatore che l'osservato. E
nella terapia Gestalt, io illumino lo sfondo parzialmente inconscio
della mia esperienza lasciando che la parte inconscia di me parli.
Appena il terapeuta incontrò la ben sviluppata corazza della
mia
schiena, io sentii il contatto, accettai la mia resistenza verso
ciò
che giace profondo dentro di me, e ora finalmente incomincio ad
accettare come mia la parte bassa della schiena, standoci dentro,
essendoci dentro, parlando da li a me stesso, "Jack io faccio male;
devi rallentare il ritmo quotidiano e darmi la attenzione che merito."
Anche se questo dialogo non va oltre, ho già cominciato a
liberare la
difesa inconscia che è depositata nella mia schiena. Questo
dialogo può
continuare. Non solo posso liberare le mie parti corazzate, posso,
attraverso le parti ora liberate, comunicare con altri aspetti di me
che necessitano di nuovi movimenti, sentimenti e pensieri. Un altro
modo di comprendere l'esperienza dell'essere liberati dalle nostre
attitudini e posture passate, è guardare al dolore che
emerge
come un
evento speciale e trasformativo nel sistema nervoso. Secondo una dalle
più accettate spiegazioni della natura del dolore, la teoria
della
specificità, un semplice stimolo esterno alle terminazioni
nervose nel
tessuto del muscolo procura una risposta condizionata generale
esperienziate come dolore, ma questo non tiene conto del diretto
contributo del tessuto locale (e della sua memoria muscolare
all'esperienza del dolore). Ciò che è percepito
come
dolore dipende non
soltanto dalla risposta del cervello (e di conseguenza dalle successive
risposte generalizzate dell'intero sistema) ma anche da come il tessuto
locale permette allo stimolo di essere ricevuto nel sistema. La teoria
della specificità non considera adeguatamente il ruolo della
corazzatura e della liberazione dalla corazzatura nel determinare la
reattività allo stimolo. Un modo alternativo di considerare
il
dolore è
vedere il sistema nervoso come un unità reciproca in cui
cambiamenti in
una sua parte agiscono in tutte le altre. L'attività nervosa
generale a
non è solamente controllata dal tronco del cervello, ma
centri
più
bassi giocano anche un ruolo critico. Secondo questa visione, come
abbiamo detto, il sistema nervoso è considerato come un
dispositivo
complesso di porte che si aprono e chiudono ché gli stimoli
attraversano i recettori locali. Ciò che io sento localmente
non
dipende semplicemente dalla risposta del solo cervello, ma anche da
come il tessuto locale controlla queste porte. È come se le
porte in
una certa parte del corpo-mente fossero "predisposte" da una esperienza
precedentemente dolorosa, predisposta da una corazzatura protettiva che
"congela" il tessuto nel muscolo ed intorno al muscolo. Se la
corazzatura dovesse essere considerata permanente e inalterabile, la
teoria della specificità dello stimolo semplice e della
risposta
potrebbe giustificare molto del nostro comportamento "bloccato,"
poiché
le porte rimarrebbero nelle loro posizione abituali e la loro influenza
sarebbe sempre la stessa. Comunque, durante il processo della
liberazione della nostra corazzatura, attraverso, lavoro corporeo
profondo, sembra che siamo in grado di "riaprire" alcune delle soglie
precedentemente predisposte dalle nostre esperienze. In questa visione,
quando il terapista penetra le difese del corpo, il tessuto
è
ristimolato e il cliente può riesperienziare i ricordi, gli
eventi
contenuti e trattenuti nei muscoli. Sembra che quando abbiamo la
volontà di riesperienziare pienamente il nostro dolore
passato,
iniziamo un processo di permanente vera dissoluzione anche della nostra
più vecchia e caparbia corazzatura. Da quel momento in poi
le
soglie
non sono più predisposte per nuovi generi di esperienze
integranti.
L'Integrazione Posturale a è un completo e sistematico
processo
attraverso cui possiamo scoprire l'unità dei nostri
sé
esterno ed
interno, trovare un livello bilanciato per il caricare e lo scaricare
l'energia, e affermare (contattare, riconoscere, appropriarsi) il
nostro passato e l'esperienza presente. Essa può essere
concepita come
un processo in dieci sedute -- sebbene molte persone possono richiedere
più sedute -- in cui ciascuna parte del corpo-mente
è
liberata dalla
sua corazzatura e integrata nell'intera struttura. Durante le prime
sette sedute, le gambe, le pelvi, il torso, le braccia e la testa sono
liberati completamente e profondamente, e poi, nelle tre sedute finali
vengono accuratamente messi in relazione armoniosa gli uni con gli
altri. ché la nostra corazzatura difensiva basilare si
dissolve,
un
fenomeno di rilievo accade: il tessuto corporeo diventa marcatamente
più soffice, più consistente, ed anche
più
malleabile. Ciò può essere
sentito dallo strato dei muscoli superficiali fino a quello degli
estrinseci, e anche il tessuto profondo che avvolge i muscoli
intrinseci é più disponibile e reattivo. Con
questa
liberazione il
corpo comincia a trovare nuove proporzioni. Fianchi ampi diventano
più
stretti, torsi piccoli si espandono, torsi si allungano, facce si
rilassano glutei si riempiono e si arrotondano. In alcuni casi si
può
crescere fino a quattro cinque centimetri in altezza ed allargare il
petto di sette o otto centimetri di circonferenza. Contemporaneamente
le emozioni ed i pensieri sono divenuti più flessibili. Si
riesce a
piangere, ad urlare, a ridere, a cantare, a lamentarsi più
facilmente,
ed i pensieri irrompono, liberati dai loro vecchi limiti. Durante la
fase finale del processo, d'integrazione, l'integratore ci aiuta a a
stabilizzare il respiro, a distribuire l'energia, ad armonizzare e
renderci più coscienti dei movimenti del corpo, e ridirigere
le
nostre
emozioni ed i nostri pensieri. La liberazione e l'integrazione del
sé
attraverso l'Integrazione Posturale, è un esperienza
potente,
riorientante. Ciò non significa che non avremo
più
difficoltà o non
sentiremo più tensioni. C'è un bisogno continuo
in noi di
esprimere le
nostre angosce e le nostre frustrazioni, ma ora potremo più
facilmente
riconoscerle, affrontarle e lasciarle andare.
Copyright Jack Painter,
1985
Bibliografia generale su: Corpo e
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qualche socio o simpatizzante vuole fare questo lavoro come volonariato
é il benvenuto.
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