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Negli approcci tradizionali della psicoterapia, come la psicoanalisi,
l’analisi transazionale, la psicologia individuale e la
logoterapia, il lavoro sul corpo è spesso visto come pericoloso
e offensivo. Il timore è che sciogliere la “corazza
corporea” potrebbe far affiorare sensazioni che sommergerebbero e
travolgerebbero l’assistito impreparato. Nel peggiore scenario
queste sensazioni emergenti potrebbero provocare una crisi psicotica.
Il lavoro sul corpo, si dice, procede troppo velocemente; i pazienti
non possono lavorare mediante le loro sensazioni, le loro emozioni, i
loro pensieri, e non possono conquistare una piena consapevolezza dei
loro processi personali e dei loro modelli di comportamento. Esiste
anche la paura che il vicino, intimo contatto fisico del lavoro sul
corpo – specialmente lavori come l’integrazione posturale-
possa condurre a un transfert e ad un controtransfert così forti
da poter non essere facilmente risolvibili. Possiamo facilmente capire
come quest’ultima preoccupazione sia solo una proiezione dei
personali timori e necessità della psicoterapia orientata contro
la corporeità. Secondo coloro che lavorano col corpo, i quali
hanno sperimentato molto contatto fisico, sia pazienti che studenti,
l’intimità non solo non è un problema rilevante, ma
piuttosto è un’opportunità verso nuove aperture.
Tuttavia la prima obiezione – quella per cui l’esperienza
di coloro che lavorano sul corpo potrebbe far affiorare troppe cose in
troppo poco tempo- è la più significativa. Viene
sottolineato il fatto che per i clienti con una struttura schizoide,
ciò potrebbe essere particolarmente pericoloso, dato che le loro
modalità caratteriali hanno tagliato fuori la consapevolezza di
sensazioni molto intime come la rabbia, la paura, la tristezza e la
collera. E, così procede questa argomentazione, se queste
emozioni riemergono improvvisamente, gli individui schizoidi possono
essere condotti direttamente alla schizofrenia vera e propria. Io
stesso ho lavorato con molte persone con struttura più o meno
schizoide durante gli anni passati, e nella mia esperienza, al
contrario, il lavoro sul corpo, specialmente l’integrazione
posturale, è lo strumento adatto per supportare la crescita di
questi pazienti. La maggior parte di essi vive in pensieri e fantasie
molto lontane dai loro corpi. Prima l’integrazione posturale
può aiutarli a riconnettersi coi loro corpi, successivamente con
i loro sentimenti repressi. Certamente, l'operatore non dovrebbe
pressare in alcun modo. Il forte, solido e profondo contatto
dell’integrazione posturale è per le persone schizoidi un
modo per iniziare a percepire di nuovo i loro corpi. Dato che la loro
consapevolezza del corpo è sottosviluppata e si è
spostata nella mente, la forte pressione dell’integrazione
posturale riporta alla consapevolezza del corpo. Infatti, molto spesso
questi pazienti amano le manipolazioni profonde e forti, mentre i
tocchi superficiali li fanno sentire a disagio. Accompagnare la
respirazione e il lavoro sull’energia è inoltre un fattore
molto importante in questa fase iniziale del lavoro. Sensazioni di
vitalità lentamente ritornano in tutto il corpo. I pazienti
schizoidi percepiscono i loro corpi perlopiù come molto aridi o
quasi morti, poiché la loro energia è congelata nel loro
centro. Il lavoro sulla respirazione dà loro, spesso per la
prima volta, l’esperienza dell’energia che fluisce dentro
il corpo. Ciò aiuta a spostare il loro interesse dalle
proiezioni, dai pensieri e dalle fantasie al corpo, e lentamente
insegna loro a stabilire e a mantenere questa consapevolezza del corpo.
Ancora, gli operatori non dovrebbero pressare i clienti ma aiutarli a
percepire la loro energia come piacevole, viva e vivace, non come
schiacciante e minacciosa. Queste intense e positive esperienze con il
loro corpo accrescono il loro amore e la loro fiducia, e li ancorano
alla realtà del qui e dell’ora. Il corpo è sempre
qui ed ora, anche se porta con sé vecchie tensioni. Il qui e
l’ora è un nuovo, importante spazio per il cliente
schizoide. Può essere anche uno spazio sicuro. Tutti gli antichi
traumi sono passati, e se si è ancorati alla realtà del
proprio corpo, guardare a tale passato è inoffensivo. Dunque, il
primo passo è quello di aiutare i clienti a riconquistare il
loro corpo e a distinguere tra reali sensazioni corporee del qui e
dell’ora, da un lato, e fantasie, proiezioni e razionalizzazioni
dall’altro. In poche parole, a percepire le sensazioni fisiche e
a fidarsi di esse. Il secondo passo è quello di aiutare
lentamente i pazienti ad ampliare la loro esperienza, portandoli alla
piena consapevolezza delle sensazioni sgradevoli. Adesso, essi sono
disposti a scontrarsi col dolore, che all’inizio potrebbe non
essere collegato ad alcuna emozione. Con il solido supporto del
professionista il passo successivo diviene possibile: la connessione
del dolore con le emozioni profonde, con rabbia, ira, tristezza, e
anche gioia, amore ed estasi. Il miglior supporto per il cliente adesso
viene da semplici domande, concernenti la qualità del dolore ,
il modo in cui esso li colpisce, e il modo in cui avrebbe effetto su
altre persone. I pazienti con struttura schizoide molto spesso trovano
più facile identificare il dolore degli altri che percepire il
proprio. E’ necessario che l'operatore li aiuti a ritornare
continuamente a se stessi. L’accoglienza del professionista
aiuterà il cliente a sentire un’immensa liberazione, non
soltanto percependo, ma anche esprimendo le emozioni precedentemente
negate. Durante questa fase del lavoro, in cui le sensazioni diventano
opprimenti e il cliente può cominciare ad agitarsi, le tecniche
PNL, come l’ancorarsi e il dissociarsi, possono essere molto
efficaci. E’importante, durante tutto ciò, che l'operatore
rimanga centrato e accogliente, creando un’atmosfera che sia
sicura e confortevole. Con l’espressione delle emozioni
più e più memorie affiorano, il che aiuta i pazienti a
imparare a capire la connessione tra la loro storia personale e la loro
personalità. La via di ritorno a una vita di sensazioni e
espressioni è stata iniziata. In questa fase è importante
supportare i pazienti nella costruzione di relazioni sociali,
nell’aprirsi e nel comunicare autenticamente. Gruppi serali
settimanali sono di aiuto. In essi è possibile condividere la
nuova vitalità e anche la nuova vulnerabilità con persone
che sono passate attraverso un similare processo. Esso è un
processo di riscoperta del vero io all’interno del corpo con le
sue sensazioni, è un processo di amore verso di se' e verso
tutte le proprie emozioni, e di propagazione di tale amore al mondo
esterno.
Articolo di Günther Schwiefert, pubblicato su: I.C.P.I.T. World Bulletin, Vol. 3, Number 1, 1992, Mill Valley .
Traduzione dall'inglese gentilmente offerta da Ilaria Fantappié.