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Vedi anche:
Convegno su Approccio Multidisciplinare alla Sindrome Cefalgica
|
CEFALEA
PSICOGENA
Relazione del Dr. Massimo
Soldati
Psicologo Psicoterapeuta
Abstract dal Convegno
APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE ALLA SINDROME CEFALGICA
Venezia Mestre 20 marzo 2010
Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Venezia
e Fondazione Ars Medica
Un
approccio maturo al vasto e complesso mondo delle cefalee primarie non
può prescindere da una prospettiva integrale nella quale
vengono
tenuti in considerazione una molteplicità di punti di
osservazione.
Un eminente studioso quale Ken Wilber propone un modello di buona
scienza nel quale vengano esaminate e confrontate almeno quattro
visioni, che sono quella soggettiva ed oggettiva, nella loro accezione
singolare e plurale. Questo è conosciuto come modello AQAL
(All
Quadrants All Levels) nel quale un evento è sviluppato
secondo i
quattro quadranti di un diagramma, che rappresentano le prospettive
citate, ed anche secondo le linee evolutive di ciascuna.(Wilber, 2000)
Un evento patologico può ad esempio essere osservato dal
punto
di vista della psicologia del profondo, che ricerca le implicazioni
soggettive caratteristiche della persona, dal quello della medicina che
misura soprattutto la oggettività della evidenza clinica, da
quello antropologico culturale o sociologico, che tiene conto delle
variabili culturali collettive che influenzano l'evento, e da quello
più ampiamente ecologico, che osserva come la organizzazione
del
nostro ambiente determini gli stati di salute o malattia.
Anche nelle scienze dure quali la fisica si sta facendo strada la
necessità di una integrazione tra più modelli. La
fisica
classica esamina il modo basandosi su dati oggettivi ed una logica
basata sul principio di causa - effetto, nel quale lo spazio ed il
tempo sono fissi, l'osservatore è neutrale e vale la logica
di A
o non A. La nuova fisica quantistica porta invece delle soluzioni che
coinvolgono maggiormente l'aspetto soggettivo, secondo una logica che
può apparire paradossale, nella quale è valido
sia A che
non A, l'osservatore modifica la realtà e vi possono essere
interazioni non locali tra oggetti quantistici,
cioè
istantanee ed indipendenti dalla distanza che li separa.
La Psicologia della Gestalt ha molto studiato questo tipo di modello
soggettivo, nel quale la percezione è fortemente influenzata
dalle caratteristiche interne del percettore, il quale organizza la
realtà secondo suoi criteri ed arriva a costruire una
visione.
Se esaminiamo il problema delle cefalee primarie da questo primo
versante, dei quadranti soggettivi, dobbiamo tenere conto dei corposi
studi psicodinamici compiuti nella tradizione psicoanalitica. Sifneos
ad esempio descrive il paziente psicosomatico come alessitimico,
cioè incapace di dare parole alle emozioni. Sono pazienti
che
non hanno capacità espressive relative agli affetti, sono
tristi
ad esempio, ma non contattano ed esprimono la loro tristezza. La stessa
lontananza tra corpo e psiche viene descritta da Marty, che sottolinea
la caratteristica del paziente psicosomatico di avere un pensiero di tipo operativo
(pensée opératoire), cioè una ridotta
capacità di simbolizzazione, accompagnata da una
povertà
della vita fantasmatica. Egli deve essere aiutato in questa
incapacità di gestire ed elaborare i conflitti a livello
mentale, tanto è che Marty stesso propone di riattivare in
esso
delle fantasie guidate a scopo terapeutico. (Marty, 1971)
Bahnson chiarifica ulteriormente questa polarità mente corpo
proponendo con la sua teoria della complementarietà
psicofisiologica il concetto che psiche e soma siano due vie
alternative prese dal paziente di fronte agli eventi stressanti.
Bahnson si chiede come mai solo alcune persone ammalano se sottoposte
ad eventi stressanti e ritiene che la risposta possa venire dal fatto
che alcuni reagiscono regredendo lungo la via somatica, mentre altri
lungo quella psichica. La regressione psicologica, basata su difese
quali la proiezione e lo spostamento, tende a salvare l'organismo a
spese dell'aspetto psichico e relazionale, mentre la regressione
somatica, basata su difese più potenti quali la rimozione e
la
negazione, conserva un efficace adattamento esterno a spese della
integrità fisica, risultando in una scarica somatica
interna.
(Bahnson, 1969)
Dall'esame di questi studi si comprende come l'approccio psicodinamico
ci mostri la via di una ricomposizione della unità mente
corpo
portando l'attenzione del paziente, nel caso di turbe psicosomatiche,
verso la presa di coscienza del contenuto psichico che non é
percepito, oppure con cui non si ha familiarità, od anche
che
è stato escluso dalla sfera della coscienza. Questa corrente
tende ad orientarsi perciò verso l'asse della comprensione,
del
significato.
Se andiamo ad esaminare i quadranti di destra, cioè una
visione
più centrata sull'esame obiettivo e misurabile del
comportamento, sulle modalità e sul come, troviamo una
quantità di altri studi che ci mostrano una stretta
correlazione
tra lo stress e le sindromi cefalgiche. Gli eventi stressogeni della
vita (life stress events) possono essere scatenanti degli episodi di
cefalea in persone predisposte. Possiamo valutare la possibile
incidenza dei principali eventi stressanti facendo riferimento alla ben
conosciuta Scala di Holmes e Rahe, che li classifica dando un punteggio
indicante il loro potenziale stressogeno. E' da notare che accanto ad
eventi chiaramente dolorosi quali la morte di congiunti, il divorzio o
la malattia sono classificati eventi ritenuti comunemente positivi,
quali un grosso successo professionale, le vacanze, le feste natalizie.
Questo ci fa intendere come la correlazione forte sia non tanto con il
tipo di evento, ma con le strategie adattive che la persona
è
stata capace di mettere in atto. Vi sono vari stili di fronteggiamento
ed adattamento (coping) alle situazioni stressogene che ne determinano
psicologicamente le ripercussioni più o meno positive sulla
persona. Alcuni stili sono più funzionali di altri, ad
esempio
di fronte ad un problema lo stile
attenzionale,
nel quale la energia viene impiegata nella direzione della soluzione
dello stesso, è generalmente più efficace
rispetto a
quello di evitamento,
nel
quale si cerca di distaccarsi dalla situazione; in una situazione di
dipendenza, ad esempio durante una riabilitazione ospedaliera,
è
più funzionale un stile di coping attivo, che
partecipa alla terapia, rispetto ad uno delegante, che non
si coinvolge nel processo.
La differenza tra i vari stili di coping si riflette direttamente sulla
stessogenicità degli eventi, ponendo il discrimine tra un eustress, che
può essere rafforzante per chi lo subisce, oppure un distress,
nel quale non c'è buon adattamento e ad una
reazione di
allarme continuamente sollecitata non segue mai la risoluzione del
conflitto, generando gravi ripercussioni psichiche e somatiche.
Vi sono risultati abbastanza convergenti da un punto di vista
temperamentale relativi alle cefalee primarie tra cui significativa
è la tendenza verso un basso indice di sensation seeking,
cioè il bisogno di esplorare e sperimentare situazioni nuove
(Zuckerman, 1994) ed un alto indice invece di harm avoidance,
la tendenza ad evitare gli stimoli avversivi. (Pini, 2006) Questo puo'
farci pensare ad una possibile funzione protettiva delle cefalee nei
confronti delle condizioni ambientali nuove o complesse. Se
consideriamo la correlazione tra cefalea ed intelligenza, troviamo che
le cefalee sono più diffuse tra gli intellettuali (Timsit,
1975)
che nel resto della popolazione. A questo possiamo dare una
giustificazione psicodinamica nel senso di una inibizione della
attività mentale oppure di un "non voler capire" (Marty,
1975).
Famoso è lo studio riportato da Wolff sui missionari
cefalalgici
fatti prigionieri nel Pacifico dai giapponesi durante l'ultima guerra
mondiale. La maggioranza di essi, pur sottoposti a torture a
privazioni, non soffrirono di mal di testa durante tutto il periodo
dell'internamento, inducendo nell'autore l'ipotesi che questo fosse
dovuto allo sgravio dalle pesanti responsabilità implicite
nella
conduzione delle missioni.
Uno studio più recente con un taglio evoluzionistico di
Elisabeth Loder ci prospetta l'ipotesi che l'emicrania derivi da una
sorta di sconnessione evolutiva data dalla discrepanza instauratasi tra
lo sviluppo delle parti arcaiche del cervello e la neocorteccia che ha
avuto un troppo celere sviluppo ed è sottoposta ad un
sovraccarico informativo. Ancora una volta il dolore emicranico
potrebbe avere la funzione di inibire questo sovraccarico ed anche
quella di proteggere nei confronti di condizioni ambientali nuove o
complesse (Loder 2002).
Da un punto di vista personologico un aiuto alla comprensione dei
possibili meccanismi sottesi alla cefalea può venire dallo
studio di Oliver Sachs sui vari tipi di emicrania (Sachs,1992). Nel suo
vasto studio sull'argomento egli esamina i correlati personologici
delle emicranie abituali con una attenzione anche ai possibili vantaggi
secondari impliciti. Dalla sua disamina emergono cinque tipi principali
di emicrania. La recuperativa,
presente soprattutto in soggetti ossessivi, perfezionisti, motivati al
successo, avrebbe secondo l'autore una funzione sostitutiva del sonno e
del riposo, permettendo la mai concessa e desiderata
inattività.
La emicrania regressiva
si
manifesta invece in soggetti Ipocondriaci avendo la funzione implicita
di una richiesta di supporto e permettendo la manifestazione
della dipendenza affettiva. Nella modalità incapsulante o dissociativa,
più tipica dei soggetti isterici, le tensioni emotive
accumulate
vengono isolate in un episodio emicranico, dando la
possibilità
di mantenere al di fuori dello stesso una efficienza operativa. Nelle
emicranie aggressive,
caratteristiche di soggetti che trattengono l'ostilità, la
funzione implicita va ricercata nella espressione della
rabbia.
Similmente in quelle autopunitive
i soggetti masochisti trovano la possibilità di espiare
l'onnipresente senso di colpa, rivolgendo
l’ostilità verso
di sé.
Si comprende la complessità dei meccanismi che possono
essere
sottesi da un punto di vista psicologico alla patogenesi della cefalea.
La psicologia del profondo ha individuato da tempo alcuni insiemi di
tratti che sono presenti nei pazienti cefalalgici. In un datato e
famoso studio sul' emicrania del 1937 Harold Wolff li isola,
interpretandoli come modelli disfunzionali di gestione dello
stress. Essi sono: ambizione, elevata motivazione al successo,
perfezionismo, efficienza, carico di responsabilità,
tendenza al
dubbio ed alla ripetitività, bisogno di ordine,
inflessibilità, testardaggine, risentimento,
permalosità,
corpo sentito come inadeguato, negazione delle proprie pulsioni,
utilizzo del corpo per fini personali o dettati dalle
necessità
ambientali, parsimonia, risparmio, relazioni sociali formali, fatica,
tensione, mancanza di spontaneità nella relazione,
sessualità insoddisfacente, relazioni affettive segnate
da
dipendenza.
E' stato criticato l'eccesso di tratti ed una certa
contraddittorietà, che definiscono da una parte
una
personalità di tipo A di Friedman e Rosenman (ambiziosa,
aggressiva, competitiva) e dall'altra una personalità anale
-
masochista, cioè ossessivo-compulsiva, tendente all'ordine,
alla
parsimonia ed al perfezionismo. (Pini, 2006)
Dall'altra parte è evidente che nei tratti sin qui delineati
è assai marcata un'altra variabile su cui molti
studi sono
concordi, e cioè la gestione delle emozioni. Psicoanalisi ed
altri approcci sottolineano la importanza della espressione ed
inibizione delle emozioni. La repressione della rabbia e la sua
introversione sono strettamente correlate alla cefalea sia secondo il
modello psicoanalitico che privilegia la espressione della emozione
secondo la ben nota metafora del circuito idraulico, sia secondo il
modello cognitivo comportamentale che tiene maggior conto della
necessità di una regolazione affettiva, nella quale eccesso
e
carenza sono disfunzionali.
La Teoria dei 5 elementi della medicina tradizionale cinese potrebbe
conciliare questi due punti di vista, in quanto dal suo punto di vista
la corretta espressione di ogni emozione porta ad una regolazione
retroattiva.
Uno studio di Campbell (1996) pone l'accento su una realtà
che
è chiara ad ogni medico, e cioè che il servizio
sanitario
è intasato da pazienti che lamentano disturbi quali cefalea,
mal
di schiena, affaticamento, che derivano da problemi psicologici o
psicosociali. Essi riportano che una spiegazione fisiologica dei
sintomi può essere trovata in meno della metà dei
casi,
anche quando il paziente è seguito da vicino. Questo pone il
problema della necessità di una diagnosi
differenziale per
il medico, che includa la parte psicologica. Un diagnosi completa
potrebbe venire dalla unione di una diagnosi psicosomatica ed una
diagnosi clinica, fatte da due specialisti, oppure da un operatore che
assommi in sé le due competenze. I criteri principali da
tenere
presenti dal punto di vista psicosomatico sono:
a) anamnesi familiare in relazione al disturbo
b) storia personale con attenzione ad eventuali sintomi di nevrosi
infantile
c) ipersensibilità verso fattori emotivi, indagine su
periodi
cruciali (pubertà, matrimonio, parto, ecc.). Vedere anche
qualità del sonno, disturbi funzionali dei principali
apparati.
d) traumi subiti (incidenti, violenze, lutti, abbandoni, separazioni,
fallimenti)
e) difficoltà esistenziali ( vocazioni, insoddisfazioni,
motivazioni, stili di vita)
f) problemi psicosociali (integrazione nell'ambiente, relazione col
prossimo, stress momentanei o prolungati, affermazione nel lavoro,
mobbing)
g) vita affettiva e sessualità (esistenza, soddisfazione,
orientamento). (Giangregorio 1992, modificato ed ampliato dall'autore).
Per il medico e l'operatore sanitario è stato messo a punto
da
tempo un modello di addestramento e sensibilizzazione alla tematica
psicologica, dato che in questo campo la sola conoscenza teorica non
è sufficiente. Michael Balint presso la Tavistoc Clinic di
Londra formò dei gruppi volti a questo scopo che si
prefiggevano
di insegnare al medico un approccio al paziente che implicasse la
consapevolezza della enorme importanza della propria funzione dal punto
di vista psicologico. Il farmaco
- medico,
derivante dalla semplice interazione del sanitario con il paziente,
è estremamente potente ed è possibile
imparare ad
usarlo come tutti gli altri farmaci. Attraverso la frequenza ai quelli
che sono ora chiamati Gruppi Balint il medico apprende a
sensibilizzarsi ai messaggi inconsci dal paziente, a saper rispondere
correttamente alle sue richieste implicite e trasversali che possono
essere estremamente affaticanti se non gestite correttamente, ed anche
ad operare una sorta di psicoterapia
flash
che si rivela molto efficace su quella componente psicologica che
è così presente nel suo studio od in corsia.
(Balint,1990) Una consapevolezza dell'aspetto psicosomatico
può
aiutare il medico a riconoscere nel paziente cefalgico quei bisogni che
possono essere soddisfatti attraverso una attenzione alle dinamiche
psicoaffettive.
La psicologia corporea può dare inoltre un ulteriore
chiarimento
dei meccanismi caratterologici che influenzano la interazione
mente-corpo e da essa possiamo trarre alcune ipotesi
esplicative,
che giustificano e sviluppano vari punti esaminati in precedenza. Uno
dei punti focali della psicologia ad orientamento corporeo moderna
è la chiara consapevolezza anche operativa del fatto che
mente e
corpo formano un tutt'uno. Wilhelm Reich riteneva ci fosse una
identità funzionale tra il soma e la psiche in
particolare
per quanto riguarda i meccanismi di difesa e l'adattamento della
persona all'ambiente. (Reich, 1994) Come una ameba l'uomo è
una
struttura aperta che ha bisogno di un costante scambio con l'ambiente
circostante e dalla sua capacità di pulsare in maniera
libera e
di muoversi in modo congruo ed armonico si può rilevare il
suo
stato di salute. Le zone rigide, nelle quali la pulsazione si
interrompe o quelle lasse dove c'è una mancanza di
vitalità possono darci molte indicazioni su come un
adattamento
positivo è stato perturbato. A difese psicologiche di un
certo
tipo corrispondono inibizioni dell'azione sul piano somatico che creano
posture determinate (Soldati, 2007). Per fare un semplice esempio ad
una protratta inibizione dell'aggressività può
corrispondere un accorciamento ed irrigidimento degli arti superiori
dovuto all'inconscio e costante trattenere l'azione di attacco. Nella
lettura del corpo non dobbiamo intendere ovviamente che ci sia una
corrispondenza biunivoca di tratti somatici e tratti psicologici, in
quanto possono esservi varie motivazioni di vario genere alla base di
una postura, fisiologiche, strutturali, psicologiche, ma con le dovute
cautele e soprattutto una corrette relazione terapeutica possiamo
ottenere molte informazioni.
Secondo Lowen ed altri prosecutori degli studi di Reich è
possibile individuare determinate strutture caratteriali nell'uomo che
ci indicano quando nel processo della maturazione psicosessuale e
psicoaffettiva ci sono stati dei traumi o delle condizioni ambientali
sfavorevoli che hanno bloccato lo sviluppo (Lowen, 1991). Ad ogni
periodo importante della vita infantile corrisponde una determinata
struttura caratteriale ed una corrispondente armatura muscolare che
possono fissarsi se ce ne sono le condizioni. Se queste si verificano
nel periodo perinatale, ad esempio, si può sviluppare una
struttura difensiva tutta basata sul meccanismo della dissociazione ed
una particolare fragilità corporea unita ad un eccesso di
ideazione e razionalizzazione. Questi individui, per tornare al nostro
argomento principale, saranno i candidati migliori a cefalee dovute ad
eccessi di mentalizzazione. Traumi o carenze subite durante il periodo
dell'allattamento generano una struttura caratteriale dipendente e
tendente alla depressione, con una armatura muscolare debole e
collassata tipicamente nella regione sternale. La compressione della
zona cervicale che ne consegue predispone a cefalee di origine
posturale. I tratti personologici descritti da Wolff relativi agli
emicranici trovano perfetta corrispondenza in due strutture
caratteriali che si sviluppano attorno ai 10-18 mesi in un caso e
subito dopo nell'altro. La prima, detta psicopatica, è
caratteristica del bambino che non ha avuto la possibilità
di
sviluppare la propria autonomia rispetto ai desideri del
genitore. Egli si pone in atteggiamento di sfida e sviluppa una
personalità aggressiva, controllante, manipolante o
seduttiva
nei confronti del prossimo. Tende anche ad ipersviluppare la parte
superiore del corpo ed irrigidire la zona cervicale ed oculare in una
costante attitudine di controllo e dominanza. La zona contratta
corrisponde tipicamente a quella dolente nelle cefalee. La seconda e
successiva si consolida per la inadeguata pressione che il bambino ha
subito nel periodo della educazione alimentare e degli sfinteri da
genitori troppo rigidi ed inibenti, spesso esagerati nel pretendere
pulizia ed ordine. Al bambino viene impedito di esprimere la propria
opposizione e sviluppa perciò una personalità
masochista,
remissiva e rabbiosa, con i tratti della analità
già
accennati in precedenza, cioè ossessivo-compulsiva, portata
all'ordine, alla parsimonia, al perfezionismo. La armatura muscolare
è in questo caso potente e costrittiva, tanto da inibire lo
sviluppo verticale in persone spesso tarchiate e compresse,
con
forti contrazioni gluteali che provocano la retroversione abituale del
bacino, collo accorciato, trapezi rigidi e mascella in perenne
tensione. La corrispondenza tra i tratti della personalità
emicranica descritti dalla tradizione psicoanalitica potrebbe essere in
questo caso essere spiegata dalle potenti e costanti contrazioni della
zona oculare, nucale e mascellare, e dalla sempre rinnovantesi rabbia
repressa, che sono particolarmente forti e presenti in queste due
strutture. Sono evidenti le analogie con le emicranie autopunitive ed
aggressive descritte da Sachs, mentre la modalità
recuperativa
è assai vicina alla struttura psicopatica.
Per concludere possiamo dire che la psicologia corporea ci
dà
alcuni spunti per chiarire la personalità del paziente
cefalalgico ed alcuni possibili meccanismi patogenetici.
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Articolo
di Massimo
Soldati.
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